Santa Santecchia: la cultura popolare come identità del territorio

La cultura popolare della nostra bella Italia è ricca e talmente vasta che dovremmo dedicarle un vero e proprio piano di studi nelle scuole, al fine di non smarrire queste radici così importanti per la crescita della consapevolezza dei cittadini. Senza radici, non c’è futuro.

Ogni regione ha la propria personalissima impronta culturale, fatta di tradizioni, storia, cibo e leggende. Tutte diverse, le nostre regioni, e tutte affascinanti per ciò che racchiudono in termini di identità nazionale e di valore aggiunto che trasferiscono al proprio territorio ma anche, e soprattutto, alla nazione tutta.

Oggi voglio parlarvi di una leggenda molto particolare che affonda le sue radici storiche nel Cilento interno, una terra generosa quanto magica e precisamente nella splendida Gioi.

stemma di gioi

Gioi

gioi cilento

Uno spettacolare panorama di Gioi

Gioi è un borgo medievale arroccato su una collina, che conta la presenza di circa seicento anime ed ha una storia antichissima.  Dai suoi 700 metri di altezza, domina la valle sottostante e permette di spingere lo sguardo sino al mare della costa cilentana, culla della filosofia con la scuola eleatica di Parmenide e di Zenone. Ed è proprio in questo contesto che le tradizioni e le leggende hanno annodato la loro trama con la cultura locale, dando vita a storie davvero singolari che hanno come protagoniste le “janare” le streghe del tempo che fu.

La storia delle “janare” tra leggenda e tradizione

La Janara, nella credenza popolare (principalmente del beneventano), soprattutto in quella contadina, è una delle tante specie di streghe che popolavano gli antichi racconti.

L’origine del nome derivare da Dianara, ovvero “sacerdotessa di Diana”, oppure dal latino ianua, “porta”. Ed era appunto davanti alla porta, che, secondo la tradizione, era necessario collocare una scopa, oppure un sacchetto con grani di sale, per difendersi dall’influsso malefico della strega. La strega, infatti, era costretta a contare i fili della scopa o i grani di sale e, per farlo, avrebbe dovuto indugiare fino al sorgere del sole, la cui luce pare fosse sua “mortale” nemica.

Santa Santechia-la strega di Gioi

Ed è proprio una di queste “janare”, la protagonista della leggenda di Santa Santecchia, la strega di Gioi. La storia narra più o meno così.

«‘Nc’era na vota a Gioi na femmena ca era tanta e tanta bella ma egoista e vanitosa…»

Una giovane donna del paese, non volendo rinunciare alla propria bellezza e alla propria libertà, fece un patto con il diavolo per restare  in eterno affascinante, rifiutando l’ordinanza  che lo statuto del tempo aveva eletto contro chi osava praticare incantesimi e fascinazioni. Così la giovane, volendo restare autonoma e libera anche in vecchiaia, quando sentì che la morte stava per avvicinarsi, scelse di vendere l’anima al demonio piuttosto che pentirsi.

Da allora si narra che, Santecchia, da alcuni rinominata “Santa” allo scopo di farla fuggire, si sia nascosta in una grotta sotto il castello del paese, compiendo incantesimi e praticando malefici. E fu così che, ogni notte, usando le gallerie sotterranee che si snodavano tutto intorno partendo dalla grotta in cui si era ritirata, si aggirava per il paese in cerca di bambini da rapire e donare al demonio.

Nessuno aveva il coraggio di scacciarla o di catturarla fino a quando si presentò in paese un cavaliere misterioso che portava con sé, come armi,  solo due catene. Il coraggioso, si calò nella grotta di Santecchia e, come la tradizione spiega, catturò la janara afferrandola per i capelli, chiudendola in un grosso baule.

Per assicurarsi che non potesse fuggire, usò le due catene che portava con sé per avvolgere il baule. La leggenda dice che Santecchia si trova ancora lì, nell’attesa che qualcuno la liberi. Dopo aver catturato la strega, il cavaliere si rimise in viaggio ma non prima di aver dato monito alla popolazione: «Se entro cent’anni, qualcun altro non scenderà nella grotta a cambiare le catene, Santecchia tornerà in libertà.»

In seguito la pace regnò in paese, nonostante i cittadini sentissero di tanto in tanto lo sferragliare delle catene e delle urla agghiaccianti. Così tutti, specialmente la generazione successiva all’accaduto, si dimenticarono ogni cosa.

E così, Santecchia, allo scoccare del secolo successivo, tormentata dalla sete di vendetta e deturpata dallo scorrere del tempo, riportò il terrore in paese. Ma stavolta nessun cavaliere volenteroso arrivò a difendere Gioi dalla janara. I paesani, disperati, chiesero aiuto a San Nicola. La statua del Santo fu così portata davanti all’ingresso della grotta in cui si rifugiava Santecchia. Quando la strega uscì dalla caverna, la statua prese vita e la incenerì.

Una “traccia” di Santecchia?

santasantecchia-maiolica-convento-di-san-francesco
Esiste un particolare che potrebbe realmente fare riferimento a questa leggenda e aver ispirato la storia stessa. Stiamo parlando di un pannello in maiolica custodito nella Chiesa del Convento di San Francesco. Il disegno che vedete nell’immagine, riporta un ben definito richiamo al concetto di “vita” e di “morte”.
Raffigura infatti, l’immagine di una donna divisa in due metà: una parte in carne e abiti e l’altra metà in forma di scheletro.
Sulla maiolica è impressa una scritta dal contenuto ermetico che da molti è ritenuto una sorta di testamento spirituale. La scritta dice:
“Più Bella Fui Più Brutta sono/O Inferno O Penitenza/Eliggete/ O momentaneo/diletto in questa/vita O Eterno/tormento nel altra/vita O mai, mai/e poi mai/O Sempre, Sempre/e poi Sempre/O godere/O patire/Rècipe.”

Anche per questa maiolica esiste una credenza legata alla leggenda. Sembra che, calpestare quella figura potesse richiamare la mala sorte e disgrazie. L’unico vantaggio di questa credenza è stato forse quello di permettere una migliore conservazione di questa bellissima opera d’arte!

Santa Santecchia “oggi”

E poiché le tradizioni e la cultura di un paese sono importanti e devono essere mantenute in vita, Santa Santecchia, ogni anno “risorge” e sfida i paesani a catturarla! Un gruppo di volenterosi ragazzi dell’associazione Off Limits, in collaborazione con la Pro Loco di Gioi  organizza, ogni anno, una ricostruzione sempre differente per scenografie e soggetto, della ricostruzione dell’Anatema di Santa Santecchia.

santa-santecchia-2015
Questa rievocazione della leggenda, di cui potete vedere alcuni momenti cruciali nelle foto, viene strutturata i forma di gioco a squadre, ben quindici quelle che hanno partecipato all’edizione del 2015. I partecipanti al gioco devono seguire una serie di indizi, sotto forma di enigma, che portano alla soluzione finale: rianimare il cavaliere e impedire a Santa Santecchia di risorgere per tornare a terrorizzare il paese.
santa santecchia 2015
I figuranti di questo bellissimo evento sono circa cinquanta, compresi gli “spiriti guida” che accompagnano le squadre nel corso del gioco. A questa splendida ricostruzione della leggenda, si abbina anche un tributo alla tradizione legata alla cucina cilentana, con una cena organizzata per i partecipanti al gioco, composta da piatti tipici come il famoso “fusillo di Gioi” o la saporitissima Soppressata di Gioi, un salume tipico di questa cittadina.

santa-santecchia-le-streghe
Per questo 2016, l’Anatema di Santa Santecchia si svolgerà il 3 di dicembre prossimo. Le squadre che vorranno partecipare, possono trovare tutte le informazioni sulla pagina facebook dedicata  e sul sito internet.
Nel video che segue potete avere qualche istantanea dell’edizione 2015.

 

santa-santecchia-horror
santa-santecchia-palazzo-salati

 

Dove dormire e dove mangiare

delizie tra i campaniliPer chi arriva da lontano, ci sono in Gioi delle strutture di accoglienza fornite di tutti i comfort tra le quali “Delizie tra i Campanili” e “L’Oasi della Pace” che si prenderanno cura dei partecipanti alla festa, senza dimenticare l’Antica Enoteca “Divino Yoi” di Paola, un’istituzione da visitare assolutamente.

oasi della pace gioi cilentodivino yoi

 

 

 

 

 

E se la tradizione è importante, lo è ancora di più la convivialità e l’accoglienza che questo antico borgo riesce a trasmettere a chi lo visita. Le sue mura, i suoi tramonti, i suoi vicoli, hanno “stregato” tutti, me compresa. E chissà che, in una notte di luna piena come quella che sta per arrivare il prossimo 14 novembre, Santa Santecchia non decida di fare una scorribanda tra le mura di cinta del Castello di Gioi…giusto per mettere in guardia chi parteciperà alla sua caccia il 3 dicembre prossimo.
In bocca al lupo, allora, e ricordate…”tremate, tremate…le streghe son tornate!”

Vitiana Paola Montana

 

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