Prosochè in greco significa “cura di sé”, ma non nel senso di una nota pubblicità che recita :”…voi valete!”.

Si tratta di ben altro.
Dobbiamo ringraziare la Dott.ssa Rosa Maria Parrinello, autrice di uno splendido articolo sulla scrittrice bolognese Cristina Campo, pubblicato sulla Rivista “La Porta d’Oriente”, per aver messo l’accento su questo particolare concetto.
Nello spiegare il percorso letterario di Cristina Campo, nota esperta di tradizione monastica orientale, Parrinello evidenzia come la scrittrice abbia costantemente ricercato un’intima relazione con se stessa, con le proprie emozioni, con la propria interiorità.
Ed è questo, quello che comunica Prosochè.
Nello stesso articolo si cita un altro scrittore Michel Foucault per il quale è di fondamentale importanza “l’intensità dei rapporti con sé, cioè delle forme nelle quali si è chiamati ad assumere sé stessi come oggetto di conoscenza e campo d’azione, allo scopo di trasformarsi, correggersi, purificarsi, edificare la propria salvezza” (Michel Foucault, La cura di sé. Storia della sessualità,Feltrinelli 1991).
Entrambe le affermazioni, sia quella dell’autrice, che quella di Foucault, evidenziano l’enorme potenziale che si nasconde dietro l’introspezione. Scomponendo la frase di quest’ultimo, vediamo che :”l’intensità dei rapporti con sé…” è la condizione imprescindibile per vivere compenetrando la propria essenza, per rivalutare ogni nostro aspetto caratteriale alla luce di un impegno rinnovato con noi stessi.
E poi : “…cioè delle forme nelle quali si è chiamati ad assumere sé stessi come oggetto di conoscenza e campo d’azione…”. Qui possiamo individuare la nascita della decisione di “prendersi in carico” di accettare l’inderogabilità di questa necessità.
Assumere noi stessi, in definitiva, altro non è che il semplice riconoscere la nostra unicità, la responsabilità di “essere”, l’autorizzarsi a individuare in noi quella struttura divina che opera la trasformazione.
L’autore parla di “forme” nelle quali si è chiamati ad assumere sé stessi. Queste forme hanno un significato simbolico , fortemente evocativo. Si pensi alle svariate manifestazioni di disagio come le psicosi, gli stati depressivi, le fobie e non tralasciamo nemmeno eccessi di energia, iperattività e la nostra spiritualità atrofizzata. Tutte queste forme sono un richiamo a “prendersi in carico”.
Significa che noi stessi emettiamo questo segnale di allerta che chiede di essere ascoltato, raccolto. Quindi le forme ci spingono ad accettare il nostro stato di essere umano, a verificare l’origine della loro creazione e a scandagliare il contesto nelle quali si sono evolute, rafforzate fino a creare il disagio-problema, e noi abbiamo lo strumento dell’agire.
Come sottolinea splendidamente Foucault, il nostro campo d’azione avrà l’incarico di trasformarci, correggerci, purificarci per edificare la nostra salvezza.
Salvarsi significa concederci di esistere.
Trasformazione, correzione e purificazione, come moderni alchimisti, affrontiamo la nostra “ri-nascita”, attraverso queste tre fasi.
Ognuno di noi sa qual è il punto di inizio.