Questa data, almeno teoricamente, ha un significato molto importante. Dovrebbe rappresentare un diritto, un’opportunità e l’accesso alla realizzazione per tutti. Ma, lo scenario globale non offre molti spunti per festeggiare. Si sa, gli italiani sono un popolo di creativi e, nonostante il mancato sostegno reale e concreto di governi e istituzioni, riesce sempre a cavarsela, contando sulle proprie forze e sulla sua inventiva.

Tralasciando polemiche sterili su chi debba mettere le basi per un concreto,solido e soprattutto progressivo cambiamento nel mondo del lavoro, possiamo portare la nostra attenzione ad un settore che da sempre è il traino dell’economia italiana: la piccola e media impresa. In altre parole , gli artigiani.
La legge definisce imprenditore artigiano, la persona che esercita manualmente il proprio lavoro, in maniera prevalente.

Secondo una ricerca effettuata da Confartigianato, nel 2010 , in questo settore, sono rimasti vacanti circa 150 mila posti di lavoro, dato destinato a crescere nel futuro. Domandiamoci allora, quali saranno le professioni del futuro? Di quali figure ci sarà bisogno?
Studi effettuati sia in Italia che in campo internazionale, rilevano che saranno richieste sempre in maggior numero, persone competenti come cuochi, sarti,falegnami, tessitori, ma anche informatici e operatori del settore green. Si anche queste due ultime figure possono essere considerate come “lavoratori artigiani” dal momento che fanno interventi unici e su misura.

Incredibilmente questo mestiere, si sta evolvendo in modo esponenziale, grazie anche alla creatività e alla passione di persone che si impegnano ogni giorno con fiducia e costanza. Oggi l’artigiano non corrisponde più alla figura che ricorda l’antica bottega tradizionale di un calzolaio o di un falegname.
L’artigiano, non sta più rinchiuso nel suo laboratorio, unisce alle sue capacità manuali una continua ricerca e un forte aspirazione ad ottenere soluzioni ingegnose e innovative,utilizzando sempre di più gli strumenti tecnologici e Internet.
Non è un caso che tra gli artigiani si trovino ditte che costruiscono tute per astronauti, bypass cardiaci, pannelli fotovoltaici ,che realizzano chip ultratecnologici e chi ricama tessuti supermoderni per grandi marchi della moda.

A ben vedere quindi, questo nuovo approccio lavorativo dell’artigiano, crea un percorso nuovo che, partendo dalla creatività, utilizza la passione del fare per arrivare a realizzare un prodotto di alta qualità. La sfida adesso, sarebbe quella di trasferire questo metodo anche alla grande industria. Impresa non facile, anche se alcuni imprenditori lo hanno capito . Vi sono alcune case di moda che, per esempio, hanno affiancato alle grandi collezioni un servizio mirato sartoriale su misura, realizzando una personalizzazione totale di abiti e di altri prodotti in genere.

Quindi, sembra che la parola d’ordine sia “innovazione”. In pratica vuol dire non adagiarsi sulla tradizione, inventare nuovi modi di fare le cose, sperimentare nuovi materiali, offrire più servizi e nello specifico, interventi unici. La professione dell’artigiano, possiede le caratteristiche adatte a questo momento storico: è flessibile, creativa, autonoma e valida per moltissimi settori.

A ben vedere perciò, un motivo per festeggiare questo Primo Maggio lo abbiamo ancora!
Auguri a tutti!