Il Brutto Anatroccolo, famosa fiaba di Hans Christian Andersen, fu pubblicata per la prima volta nel 1845. Ricorderete certo la storia, e tutte le vicissitudini che il piccolo pulcino deve affrontare ,prima di riconoscere la sua vera natura di cigno reale.

E’ una storia fondamentale, psicologica e se vogliamo spirituale. In questa fiaba, si parla dell’archetipo dell’insolito e della privazione, una delle rare storie dove si incoraggia quello che può essere considerato un Outsider ad esprimersi, tenacemente e senza darsi per vinto.

Noi donne, sappiamo bene di cosa si parla.
Qualche volta, per la donna, la vita prende una piega sbagliata fin dall’infanzia. Molte sono le donne i cui genitori si domandavano stupiti, quando loro erano piccole e così’ diverse, come fossero mai riuscite a infiltrarsi nella famiglia. Altri genitori, magari, incapaci di comprenderle, semplicemente le ignoravano o addirittura peggio, cercavano di cambiarle.

Certamente , voi donne che avete avuto questa esperienza, vi siete vendicate essendo, senza alcuna colpa, bambine difficili da trattare, e un’eterna spina nel loro fianco. Forse tuttora, ispirate loro un leggero timore, quando bussate alla loro porta. Diciamo che è il vostro piccolo castigo. Ora però, non perdiamo tempo rimuginando su quello che non ci hanno dato e dedichiamoci di più, alla ricerca delle persone cui apparteniamo psicologicamente. Forse, non appartenete affatto alla famiglia d’origine. Avrete un legame genetico, ma per temperamento, potreste appartenere a tutt’altro gruppo.

Andersen, scrisse molte storie sull’archetipo dell’orfano. Fu un ferreo difensore del bambino perduto e disprezzato e del suo diritto a cercare e trovare i suoi simili. I significati fondamentali del Brutto Anatroccolo che ci interessano, sono questi : l’anatroccolo è il simbolo della natura selvaggia che, se compressa in situazioni povere di nutrimento, istintivamente lotta per liberarsi, qualunque cosa succeda.
La natura selvaggia resiste, non cede, talvolta con stile e altre volte con poca grazia, ma comunque resiste, per fortuna! Nella donna, questa resistenza, è una delle massime forze. Le bambine, dalla forte natura istintiva, spesso soffrono molto nei primi anni di vita. Dalla più tenera infanzia sono tenute come in ostaggio, addomesticate, accusate di essere disadattate e ostinate nell’errore.
La loro natura forte, si mostra presto : sono curiose, abili e hanno qualità delicate e eccentriche di vario genere che, se sviluppate, costituiscono la base della loro creatività per il resto della vita.
Generalmente l’isolamento comincia presto e non per colpa loro, inasprito da incomprensioni e ignoranza. Né l’anima, né la psiche della bambina possono adattarsi. La pressione ad essere “adeguata”, qualunque cosa intenda con ciò l’autorità genitoriale, può gettare la bambina lontano,o in un luogo sotterraneo, addirittura farla vagare a lungo, alla ricerca di un posto dove trovare nutrimento e pace. Ed ecco che cominciano qui, per la donna, i problemi: interiori e personali,oltre che esteriori e culturali. Cerchiamo di onorare il nostro essere donna…sempre…senza ricordarci di esserlo solo l’8 marzo!.